di Gabriella Rondinini
Si tratta della già conosciuta “sindrome sgombroide”, patologia da “sgombrotossina” che si manifesta con sintomi paragonabili a quelli di un’allergia alimentare. Per sgombrotossina si intende una miscela di tossine contenenti principalmente istamina e altre molecole istaminosimili, come putrescina e cadaverina, che si trovano a volte in elevate concentrazioni in alcuni pesci.I sintomi sono variabili a seconda della concentrazione della sostanza e della sensibilità individuale e vanno da manifestazioni cutanee tipo orticaria con rossori al volto, a disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito e diarrea, a problemi di tipo neurologico come mal di testa e formicolii e in alcuni casi anche molto gravi con crisi respiratorie, collasso e svenimento. Di sindrome sgombroide può soffrire chi mangia tonno e pesce azzurro ed è dovuta alla presenza di un elevato contenuto in istamina nel pesce mal conservato, in particolare a temperature superiori a quelle di refrigerazione.In considerazione di questa problematica, la normativa europea (Regolamento CE 853/04) si è preoccupata di definire i livelli massimi tollerabili di istamina nel pesce, relativamente alle famiglie maggiormente coinvolte: Scombridi, Clupeidi, Engraulidi, Corifenidi. L’analisi, da condursi su nove campioni, stabilisce che il tenore medio non debba superare i 100 ppm, con 2 campioni tra 100 e 200 ppm, ma nessuno superiore a 200 ppm. Se però i pesci di queste famiglie hanno subito un processo di maturazione enzimatica in salamoia, possono presentare più elevati tenori di istamina, che non devono comunque superare il doppio dei valori sopra riportati. Dati scientifici riportano infatti come oltre questi limiti si possano avere i sintomi dell'intossicazione.ISTAMINAIl primo caso documentato di questa sindrome risale alla prima metà del 1800, poi compare in Giappone negli anni ’50, mentre in Europa l'avvelenamento da sgombrotossina viene segnalato la prima volta solo negli anni '70 in Inghilterra.La principale sostanza responsabile, l’istamina, è un composto azotato compreso nel gruppo delle “ammine biogene”, normalmente presenti negli organismi, in quanto prodotto di decarbossilazione degli aminoacidi. Per ammine biogene si intendono, tiramina, istamina, putrescina, cadaverina, spermidina, etanolamina e feniletilammina e la maggior parte di quelle presenti negli alimenti sono prodotte da microrganismi contaminanti che decarbossilano gli amminoacidi.In particolare l’istamina deriva dall’aminoacido L-istidina prevalentemente per l’attività di degradazione dovuta agli enzimi presenti in numerose specie batteriche.Dal punto di vista della salubrità di un alimento anche alcune delle altre ammine sono significative: putrescina formata dall’ornitina e cadaverina dalla lisina, ma meno importanti dell’istamina. I microrganismi coinvolti nella produzione di istamina sono comunemente presenti nell’ambiente e possono attaccare facilmente alimenti a rapida deperibilità, soprattutto se ricchi in aminoacidi come pesci, carni, insaccati, latticini, vino.Numerose sono le specie di batteri produttori di istamina: molte di esse appartengono alla famiglia delle Enterobacteriaceae e delle Vibronaceae e, tra i gram positivi, ai generi Bacillus, Clostridium, Lactobacillus e Streptococcus. Non tutte le specie però presentano lo stesso grado di attività decarbossilante degli aminoacidi; in base alla possibilità di liberare nel substrato concentrazioni elevate di istamina, le specie responsabili possono essere suddivise in specie deboli (meno di 25 ppm di istamina) e forti produttrici. Tra queste ultime troviamo specie appartenenti ai generi Citrobacter, Hafnia, Morganella, Proteus, Photobacterium e Raoultella. Alcune specie, come Hafnia alvei, sono in grado di produrre grandi quantità di istamina, mentre altre, come Morganella morganii, ne producono quantità esigue. Il tasso di conversione da istidina a istamina non è dunque lo stesso per tutte le specie batteriche e dipende molto oltre che dalla tipologia del microrganismo anche dalle condizioni di conservazione dei prodotti alimentari: temperatura, acqua libera e pressione parziale di ossigeno.Maggiori responsabili della sindrome sgombroide possono essere dunque le specie ittiche che presentano nelle loro carni elevati livelli di istidina che potenzialmente si trasformerà in istamina; in prevalenza quelle appartenenti alle famiglie degli Scombridae (sgombro, tonno), dei Clupeidae (sardina, aringa), degli Engraulidae (alice) e dei Coryphaenidae (lampuga). In alcuni casi il protagonista di questa intossicazione è il tonno, ma la sindrome può essere causata da tutte le specie ittiche a carne rossa sopra citate: sgombri, sardine, aringhe, acciughe e in generale tutto il pesce azzurro. Meno preoccupanti, da questo punto di vista, sono i crostacei, i molluschi e il pesce bianco.Una volta prodotta, l’istamina tende a rimanere nell’alimento poiché è fortemente termostabile e nessun trattamento tecnologico applicabile agli alimenti porta alla sua denaturazione.